Apprendistato: ora Italia e Svizzera non sono più così lontane (anche grazie al Jobs Act)

logo aprisOggi al Polo Tecnologico di ComoNeXt a Lomazzo (CO) ho partecipato al workshop finale del progetto Interreg “APRIS” di cui la Provincia di Varese è partner insieme alle Province di Como e Novara, al Canton Ticino e all’Università Cattolica.

Il progetto Interreg Italia – Svizzera APRIS nasce con l’intento di contribuire allo sviluppo condiviso di modelli di formazione per la transizione al lavoro, in particolare dell’apprendistato, funzionali al miglioramento delle competenze dei lavoratori transfrontalieri correlate a profili professionali di comune interesse.

Il progetto è nato soprattutto dalla volontà di imparare, di scambiarsi idee, opinioni su un tema decisivo per il futuro delle nuove generazioni: l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. I partner del progetto hanno lavorato insieme su questo tema, consapevoli che l’apprendistato, come è noto, è uno strumento importantissimo per ottenere questo risultato. La legislazione italiana sulla materia è stata recentemente ridefinita nel Jobs Act e perciò gli esiti del cambiamento li potremo vedere solo tra qualche tempo, ma le novità ci sono e sono sostanziose, soprattutto per il tipo di contratto di apprendistato più simile a quello svizzero, quello per il conseguimento della qualifica e del diploma. Ora anche gli imprenditori del nostro territorio hanno a disposizione un contratto la cui struttura di retribuzione è stata completamente rivista. Per “calcolare lo stipendio” degli apprendisti infatti occorrerà togliere il monte ore della formazione esterna all’azienda, mentre per la formazione interna verrà riconosciuto il 10 % della retribuzione dovuta. Questa novità ci avvicina al ” confine svizzero”, però per renderne effettive le opportunità tocca a noi (amministratori, imprese, parti sociali), ognuno con il proprio ruolo, rendere possibile e praticabile lo strumento.

Grazie a APRIS nei prossimi mesi l’impresa, l’apprendista, i tutor e il mercato del lavoro in generale potranno avere a disposizione sia strumenti di facilitazione sia persone qualificate che li aiutino a lavorare su questo tema. Avevamo auspicato il passaggio, la trasformazione culturale, dal “sono obbligato a farlo?” al “mi conviene farlo”. Forse un giorno potremo vedere anche nelle imprese del nostro territorio la “fierezza di essere impresa formatrice” che bonariamente invidiamo ai vicini elvetici.

Naturalmente è un percorso in divenire, sul quale è opportuno investire per aiutare le aziende nel l’importante ruolo sociale che è quello di consentire ai ragazzi di costruirsi un futuro attraverso l’insegnamento di un mestiere e di una professione.