Il Comune di Cunardo

LA STORIA
Resti fossili di fauna glaciale che hanno sempre accompagnato l’uomo preistorico, recuperati nelle grotte dell‘Orrido, fanno supporre che i primi “abitanti” siano stati piccoli gruppi di cacciatori con bivacchi temporanei durante la stagione estiva. Un’incisione su un masso erratico alle pendici dei monti di Castelvecchio testimonia la frequentazione umana nell’età del ferro (I millennio a. C.).  In località Vignole è stata trovata una tomba con oggetti in bronzo appartenenti alle popolazioni celtiche della cosiddetta “cultura di golasecca” (IX-IV sec. a.C.); la dominazione romana è documentata da vari reperti fra i quali antiche ceramiche e una porzione di strada.
           Nel Medioevo fu potenziato il sistema di difesa con alcune fortificazioni (ormai tutte demolite) fra cui Castelvecchio, Castello, Torraccia e Portur. Dalla presenza di strutture militari deriverebbe il nome del paese come “villaggio fortificato” (per l’autorevole linguista E. Gamillscheg trae origine dal longobardo “Kunihard”). Il toponimo “Cunardo”, rimasto sostanzialmente inalterato nel tempo, appare per la prima volta in un elenco di beni donati all’abbazia benedettina di Disentis nell’VIII secolo e confermati dall’imperatore Federico Barbarossa nel 1154.
          Un pluteo in marmo di epoca carolingia, venuto alla luce durante i lavori di pavimentazione della chiesa di S. Abbondio, ci dice che già nell’VIII-IX secolo la piccola comunità cunardese disponeva di un edificio di culto cristiano.  La comunità, compresa nel Contado del Seprio, fu coinvolta nella rivalità fra Milano e Como ed è rimasta alla fine legata alla diocesi comense con Valcuvia e Valmarchirolo, mentre il restante territorio varesino fa parte della diocesi ambrosiana.  Fu ufficialmente riconosciuta come parrocchia nel XV secolo.
         L’appartenenza politica al Ducato di Milano è indicata da un affresco con stemma visconteo su una facciata del centro storico: l’edificio, secondo la tradizione, era la sede dei rappresentanti dei Visconti e coloro che vi si rifugiavano godevano dell’immunità del luogo.  Agli inizi del ‘500, con Valcuvia e Valtravaglia, il paese conobbe per un breve periodo l’occupazione svizzera: sconfitti dai Francesi a Marignano nel 1515, gli Svizzeri si ritirarono portando la linea di confine lungo il fiume Tresa e il lago Ceresio, come è tuttora.
         Cunardo fece inoltre parte del feudo della Valtravaglia e fu quindi sottomesso a varie famiglie nobiliari ma la comunità si reggeva con propri Statuti che prevedevano, ad esempio, il riposo nei giorni festivi e l’accompagnamento dei morti alla sepoltura, almeno un rappresentante per famiglia. L’ordinaria amministrazione era affidata al Sindaco, mentre le questioni straordinarie venivano discusse dall’assemblea dei capifamiglia riunita dal Console al suono della campana.
Negli anni 1752-1760 (utilizzando, secondo la tradizione, anche le pietre del castello da tempo in totale abbandono) i Cunardesi riuscirono con grande unità di intenti a costruire la nuova chiesa di S. Abbondio, un elegante esempio di architettura tardobarocca.
L’ETA’   CONTEMPORANEA
          Tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 furono messe in atto a Cunardo le prime esperienze di scuola pubblica e si svolsero le indagini dei più importanti geologi del tempo sulla presunta natura vulcanica dei monti di Castelvecchio ma transitarono anche vari eserciti per le guerre napoleoniche.  I Cunardesi parteciparono attivamente alle lotte del Risorgimento: durante le 5 Giornate di Milano, nel marzo 1848, il giovane Pietro Pirinoli fu ucciso dagli Austriaci; in agosto, dopo la battaglia di Luino, Giuseppe Garibaldi fu accolto festosamente dalla popolazione e pernottò in paese.  Il mattino seguente la banda musicale “marciò” con i garibaldini su Varese.  Al momento dell’Unità d’Italia (1861) Cunardo era un comune di 1151 abitanti.
         Nel corso dell’800 accanto alle tradizionali attività agro/silvo/pastorali se ne erano sviluppate altre che sfruttavano la forza dell’acqua del Margorabbia (mulini, cartiere e filature) o che utilizzavano la roccia calcarea e l’argilla presenti in abbondanza (cave di calce e fabbriche di maioliche).  Ma non sempre c’era lavoro per tutti e molti Cunardesi furono costretti ad emigrare al di là delle Alpi o in America (in particolare in Argentina). Nel 1821 con decreto del vicerè dell’impero asburgico viene istituito il Consiglio Comunale di Cunardo. 
Agli inizi del Novecento furono realizzate opere importanti come l’illuminazione pubblica mediante l’elettricità, l’acquedotto comunale, il collegamento ferroviario con Varese e Luino.  Alcune famiglie della borghesia milanese iniziarono a scegliere Cunardo come località di villeggiatura e fecero costruire ville con ampi parchi, fra queste la famiglia Vaccarossi che donò all’Asilo infantile una nuova sede e al Comune il palazzo per la Scuola Elementare.
         Durante la Prima Guerra Mondiale (1915-18) i caduti furono 24; in loro onore è stato eretto un monumento nella piazza principale (pz. 4 Novembre). Con l’avvento del Fascismo fu abolito il Consiglio comunale che esisteva da oltre un secolo.  Nel gennaio 1927 il comune passò dalla provincia di Como alla nuova provincia di Varese.  Nel settembre 1932 con decreto episcopale la Parrocchia fu elevata alla dignità di “Prepositurale” in occasione dei cinquant’anni di sacerdozio di don Santamaria.
         Nel corso della Seconda Guerra Mondiale (1940-45) Cunardo conobbe la presenza degli sfollati per i bombardamenti, dei perseguitati nascosti e salvati, dei transfughi verso la Svizzera; 11 le vittime del conflitto fra cui un deportato nel lager di Mauthausen.
Nel 1946 si tornò ad eleggere i rappresentanti comunali: in marzo per la prima volta nella storia cunardese votarono anche le donne e al Referendum del 2 giugno la Monarchia prevalse sulla Repubblica.  Seguirono anni di crescita economica, molti Cunardesi trovarono occupazione nel Canton Ticino senza più dover emigrare lontano.  Le possibilità di lavoro portarono in paese persone da altre regioni italiane; dall’Abruzzo in particolare giunsero ceramisti che si inserirono nella tradizionale attività locale.
Negli anni ’70 la popolazione superò le 2.000 unità e furono approntati i primi strumenti urbanistici per regolare l’intenso sviluppo edilizio.  Oggi i residenti sono circa 3.000, un decimo di cittadinanza non italiana.  Il comune fa parte della Comunità Montana del Piambello (nata proprio a Cunardo nel 1957); il territorio a sud dei fiumi Lisascora e Margorabbia rientra nel Parco Regionale del Campo dei Fiori.