Tassazione dei frontalieri e ristorni. Siamo ad un punto cruciale.

WP_20150120_001Oggi, insieme al Sindaco di Lavena Ponte Tresa, Pietro Roncoroni (presidente dell’Associazione dei Comuni di frontiera) ho partecipato all’audizione in Consiglio Regionale del consigliere per le politiche fiscali del Ministro dell’Economia, Vieri Ceriani, capodelegazione italiano alla trattativa italo-svizzera sulle questioni fiscali.

Nel corso dell’audizione Ceriani ha confermato che la trattativa tra i due Paesi è a buon punto. Entro la fine di febbraio è infatti prevista la firma di un protocollo di modifica della “Convenzione Italo-Svizzera” datata 1974 e di una “road map” destinata ad appianare gli altri contenziosi in sospeso, tra cui quello sulla tassazione dei frontalieri. Per quanto riguarda l’Italia il Parlamento dovrà poi ratificare l’intesa con una legge nazionale. Un passaggio previsto entro l’estate.

L’accordo fiscale dovrebbe consentire all’Italia di riscuotere diversi miliardi di euro tra sanzioni e tasse sui capitali nascosti nelle banche elvetiche. Da parte sua, la Svizzera spera di poter essere ben presto cancellata dalla black list italiana dei paesi non cooperativi a livello fiscale.

Cosa cambierà per i lavoratori frontalieri?

Cosa cambierà per i Comuni di frontiera beneficiari dei ristorni?

FRONTALIERI: la Confederazione tasserà solo una parte dell’imponibile (al massimo il 70%) mentre la restante parte sarà tassata direttamente dall’Italia. Per i primi anni il carico fiscale totale dei frontalieri non sarà superiore a quello attuale per poi allinearsi gradualmente (una decina di anni ha stimato il capodelegazione italiano) alle aliquote pagate dai lavoratori italiani frontalieri in altri paesi (ad esempio in Francia). I frontalieri non saranno quindi più “invisibili” al fisco italiano, toccherà al fisco Svizzero comunicare al nostro Paese tutti gli estremi per poter semplificare la denuncia dei redditi italiana dei frontalieri.

RISTORNI: dopo la ratifica dell’accordo non esisteranno più i “ristorni dei frontalieri”, o meglio, non esisteranno più così come li abbiamo conosciuti. Sarà direttamente l’Italia, grazie alle sue trattenute dirette sui frontalieri, a ristornare ai Comuni quanto dovuto. L’impegno del Governo è che i Comuni di frontiera potranno contare sullo stesso livello di trasferimenti di cui oggi beneficiano grazie all’attuale accordo. E’ importante che questi impegni siano inseriti nella legge di ratifica dell’accordo internazionale, per proteggerli in futuro dai cambi delle politiche dei Governi o dei rapporti italo-svizzeri.

Questo è la cornice dell’intesa, si tratta di una vera e propria rivoluzione. Sia per quanto concerne i rapporti tra i due Stati, sia per quanto riguarda il rapporto tra lavoratori frontalieri e fisco italiano e sia per quanto riguarda i Comuni di frontiera e lo Stato. Una rivoluzione che dovrebbe andare a pieno regime a partire dal 2018.

Le questioni più delicate sono ovviamente due. Evitare ora che la tassazione per parte italiana incida pesantemente sui redditi dei frontalieri e vincolare al trattato internazionale l’impegno del Governo a garantire i ristorni ai Comuni di frontiera. Queste preoccupazioni sono state anche l’oggetto dell’intervento durante l’audizione del Consigliere Regionale del PD, Alessandro Alfieri, che ha inoltre chiesto al consigliere del Ministero di coinvolgere nelle prossime settimane in questi delicati passaggi anche i Comuni di frontiera. Ceriani ha risposto positivamente a questo invito e come Provincia di Varese siamo pronti a fare la nostra parte.