Viaggio della memoria, viaggio nella memoria

esule giulianaCome ormai da tradizione anche quest’anno i Comuni di Lavena Ponte Tresa, Cugliate Fabiasco e Cunardo organizzano dal 3 al 5 gennaio il “Viaggio della memoria” per le ragazze e i ragazzi che, nel corso dell’anno, hanno raggiunto la maggiore età. Il “Viaggio”, nei luoghi che hanno segnato la storia del ‘900, è un’esperienza per non dimenticare, per far sì che il valore della memoria si imprima nelle coscienze delle future generazioni e si rafforzi quale patrimonio collettivo e incancellabile.

Nel corso degli anni il “Viaggio” ha portato centinaia di giovani delle nostre comunità a visitare i campi di sterminio nazisti di Auschwitz, Birkenau, Buchenwald e Mauthausen, a conoscere da vicino la lenta ricostruzione di Sarajevo dopo la devastante guerra civile e a rendere omaggio a Sebrenica alle vittime del genocidio messo in atto da parte delle truppe serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladić sotto gli occhi colpevoli dei caschi blu olandesi dell’ONU. Esperienze forti e significative.

Quest’anno cogliendo l’occasione del Centenario della Prima Guerra Mondiale accompagneremo i neo-maggiorenni al Sacrario di Redipuglia e a Bassano del Grappa e poi ci sposteremo tra Trieste e Capodistria (Slovenia) per conoscere i luoghi che hanno segnato drammaticamente quella terra dall’8 settembre 1943 fino agli anni immediatamente successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Una pagina della storia per troppo tempo dimenticata e che vale la pena riscoprire, studiare e commemorare.

Inizieremo dalla Risiera di San Sabba, campo di concentramento nazifascista destinato allo smistamento dei deportati diretti in Germania e Polonia e alla detenzione ed eliminazione di ostaggi, partigiani, detenuti politici ed ebrei. Ci sposteremo poi alla foiba di Basovizza dove renderemo omaggio alle migliaia di vittime “infoibate” dai partigiani dal generale Tito “colpevoli” di essere italiane o contrarie al nuovo regime comunista jugoslavo.

Chiuderemo il nostro viaggio al “Magazzino 18” del porto franco di Trieste. 
L’esodo giuliano dalmata, noto anche come esodo istriano, è un evento storico consistito nella diaspora forzata della maggioranza dei cittadini italiani, che si verificò a partire dalla fine della seconda guerra mondiale e negli anni ad essa successivi, dai territori del Regno d’Italia prima occupati dai partigiani comunisti jugoslavi e successivamente annessi ufficialmente dalla Jugoslavia. Un numero di persone, che si aggira tra le 250.000 e le 270.000, dovette abbandonare i luoghi di residenza e le relative proprietà.

giornale-di-brescia-4Quel popolo in fuga arrivò a Trieste portando con sé quintali di masserizie: sedie, tavoli, credenze, cassepanche, letti, poltrone da barbiere, comodini, stoviglie, insegne di negozi, stufe, macchine per cucire, biancheria e corredi, pianoforti, biciclette, migliaia di fotografie, persino bare con dentro i defunti estirpati dai cimiteri. Quel popolo in fuga finì nei campi pro­fu­ghi, nell’attesa vana di capire quale sarebbe stato il suo destino. Le masserizie vennero stipate all’interno del porto di Trieste, punto franco, il Magazzino 18. E lì, per gran parte, ancora giacciono. Fantasmi di legno e vetro, ceramica e ferro, stoffe e carta, che raccontano di un esodo in cui si mischiarono classi sociali, povertà e ricchezza, uomini e donne, adolescenti e bambini. Qualcuno, nel corso del tempo, è tornato a riprendersi qualcosa. Ma in quasi ottantamila hanno lasciato tutto lì per continuare la loro migrazione in altre regioni italiane o all’estero. Accedere al Magazzino 18 non è semplice, noi siamo riusciti ad ottenere la possibilità di visitarlo grazie all’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata. Una visita “nella” memoria, un viaggio nel tempo e nel dolore. Per non dimenticare. Mai.